Atrofia muscolare spinale: scoperti nuovi bersagli terapeutici


L’atrofia muscolare spinale ( SMA ) è una grave malattia neurodegenerativa, caratterizzata dalla morte di un particolare tipo di cellule, i motoneuroni del midollo spinale, ovvero i neuroni che trasportano i segnali dal sistema nervoso centrale ( SCN ) ai muscoli, controllandone il movimento.

La malattia, dovuta a mutazioni autosomico-recessive del gene SMN, causa nei pazienti una progressiva debolezza, atrofia muscolare, deficit nella deglutizione e difficoltà respiratorie.

L’unico farmaco attualmente approvato, un oligonucleotide antisenso, ed altre terapie in fase di sperimentazione clinica sono volte ad aumentare in diversi modi la produzione di SMN, la proteina carente nella atrofia muscolare spinale.
Tuttavia, questi tipi di trattamenti sono efficaci, in relazione alla sopravvivenza e a rilevanti parametri motori, solo se somministrati precocemente e non è ancora stato chiarito se siano adatti anche per le forme di atrofia muscolare spinale meno gravi.

Per migliorare la strategia terapeutica è necessaria una maggiore comprensione dei meccanismi molecolari alla base di questa complessa patologia.
Lo studio dell’espressione genica delle cellule dei pazienti rispetto a quello di soggetti sani può sicuramente fornire una chiave di svolta anche per l’identificazione di nuovi bersagli terapeutici per l'atrofia muscolare spinale non-dipendente da SMN.

I ricercatori del Centro Dino Ferrari, Università degli Studi di Milano, IRCCS Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, hanno scoperto due bersagli terapeutici alternativi a SMN, NRXN2 e SYNCRIP, identificati come possibili modificatori dell’atrofia muscolare spinale.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Brain.

Una complessa analisi di espressione dei geni, condotta in un modello umano in vitro costituito da motoneuroni derivati da cellule staminali pluripotenti indotte, ottenute da fibroblasti cutanei di pazienti affetti da atrofia muscolare spinale e soggetti sani, ha permesso l’identificazione di ulteriori geni, la cui espressione è alterata nella patologia, e la scoperta di elementi che accomunano questi geni.

I ricercatori hanno aumentato l’espressione dei geni identificati dimostrando un miglioramento delle caratteristiche della malattia nelle cellule dei pazienti, e anche nei modelli SMA murino e vermiforme. ( Xagena_2019 9

Fonte: Università di Milano, 2019

Xagena_Medicina_2019